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Per Enzo Carnebianca
Mentre Enzo ridà il silenzio
alle sue creature solenni
traendolo da un fondo di solitudine
chiaro, tempestoso e amaro
sale dall’asfalto un fiato caldo,
pesante, illividito dalle speranze.
Io gratto le pagine, lui modella
il bronzo.
Ambedue seguiamo le pieghe
dell’anima, inesistente e assurda
per ricordarci delle vene,
del sangue malato infetto
di memorie.
Stingono anche i sogni
ormai, resi incubi dalle mani.
Più tardi giungerà
la nebbia impotente
a sfumare case, alberi,
a velare desideri.
Dario Bellezza
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